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L’Angolo del Vitigno: ep. #29 – Albarossa: il vitigno piemontese che unisce Chatus e Barbera

Nel nostro appuntamento settimanale, oggi incontriamo un vitigno particolare. Se siete appassionati di vino e di viticoltura, probabilmente avete già sentito parlare dell’Albarossa, un vitigno a bacca nera che nasce dall’incrocio tra due varietà tipiche del Piemonte: il Chatus e il Barbera. Ma cosa sapete davvero di questo vitigno? Quali sono le sue origini, le sue caratteristiche, le sue zone di produzione, i suoi vini e i suoi abbinamenti? In questo articolo vi raccontiamo tutto quello che c’è da sapere sull’Albarossa, un vitigno autoctono italiano che merita di essere conosciuto e apprezzato.

Le origini dell’Albarossa

L’Albarossa è un vitigno relativamente giovane, che risale al 1938, quando il professor Giovanni Dalmasso, uno dei maggiori esperti di ampelografia in Italia, lo ottenne incrociando due vitigni piemontesi: il Chatus e il Barbera. Il Chatus, detto anche Nebbiolo di Dronero, è un vitigno autoctono alpino, diffuso nelle zone basse della provincia di Cuneo e in Francia, dove è noto come Négret de Banhars. Il Barbera, invece, è uno dei vitigni più famosi e diffusi del Piemonte, apprezzato per la sua acidità, la sua fruttosità e la sua versatilità.

L’intento di Dalmasso era di creare un vitigno che unisse le qualità dei due genitori, ma per un errore di etichettatura, credette di aver incrociato il Nebbiolo, il vitigno nobile del Piemonte, con il Barbera. Solo nel 2009, grazie ad analisi genetiche, si scoprì che il vero padre dell’Albarossa era il Chatus, e non il Nebbiolo. Questo spiega anche il nome del vitigno, che richiama il colore rosso intenso dei suoi grappoli.

L’Albarossa rimase a lungo in una fase sperimentale, senza avere una vera e propria diffusione commerciale. Solo nel 1977 venne registrato nel Catalogo nazionale delle varietà di vite, e solo nel 2001 venne autorizzato alla coltivazione nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo. Da allora, l’Albarossa ha suscitato l’interesse di molti produttori, che ne hanno apprezzato le potenzialità enologiche e la predisposizione all’affinamento in legno.

Le caratteristiche dell’Albarossa

L’Albarossa è un vitigno che presenta delle caratteristiche ampelografiche e organolettiche molto interessanti, che lo rendono unico e originale. Vediamole nel dettaglio.

Caratteristiche ampelografiche

L’Albarossa ha una foglia media, pentagonale, pentalobata, con seno peziolare aperto o semiaperto. Il grappolo è medio, piramidale, alato, compatto o mediamente compatto. L’acino è piccolo, ellissoidale, con buccia pruinosa, sottile, consistente, di colore rosso violaceo. Il vitigno ha una buona vigoria e una buona produttività, con una maturazione tardiva. È resistente alle principali malattie fungine, ma sensibile alla siccità e al vento.

Caratteristiche organolettiche

L’Albarossa dà origine a vini di colore rosso rubino intenso, con riflessi violacei. Al naso si percepiscono profumi di frutti rossi e neri, come ciliegia, mora, ribes, prugna, accompagnati da note speziate, floreali, balsamiche e tostate. Al palato il vino è caldo, morbido, corposo, tannico, equilibrato, persistente. L’Albarossa ha una buona acidità, una buona struttura, una buona concentrazione zuccherina e una buona predisposizione all’invecchiamento.

Le zone di produzione dell’Albarossa

L’Albarossa è un vitigno tipicamente piemontese, che trova la sua massima espressione nelle colline delle province di Alessandria e Cuneo, dove si estende su una superficie di circa 80 ettari. In queste zone, il vitigno beneficia di un clima temperato, con buone escursioni termiche giornaliere, e di un terreno argilloso-calcareo, ricco di minerali. L’Albarossa viene coltivato prevalentemente ad alberello o a guyot, con una densità di impianto di circa 4000-5000 piante per ettaro.

Le denominazioni di origine dell’Albarossa

L’Albarossa è un vitigno che può essere utilizzato per la produzione di vini a denominazione di origine controllata (DOC) o indicazione geografica tipica (IGT) in Piemonte. Le principali denominazioni di origine che prevedono l’uso dell’Albarossa sono:

  • Piemonte Albarossa DOC: è l’unica denominazione di origine che prevede l’uso esclusivo dell’Albarossa, vinificato in purezza. Il vino deve avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 12,5% e un affinamento obbligatorio di almeno 6 mesi, di cui almeno 3 in botti di legno. Il vino si presenta di colore rosso rubino intenso, con profumi di frutta rossa e nera, spezie, fiori e tostatura. Al palato è caldo, morbido, corposo, tannico, equilibrato, persistente.
  • Monferrato DOC: è una denominazione di origine che comprende una vasta gamma di vini rossi, bianchi e rosati, prodotti nelle province di Alessandria e Asti. L’Albarossa può essere utilizzato per la produzione di vini rossi, in purezza o in uvaggio con altri vitigni, come Barbera, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah. Il vino deve avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,5% e può essere affinato in legno o in acciaio. Il vino si presenta di colore rosso rubino, con profumi di frutta rossa e nera, spezie, fiori e tostatura. Al palato è caldo, morbido, corposo, tannico, equilibrato, persistente.
  • Langhe DOC: è una denominazione di origine che comprende una vasta gamma di vini rossi, bianchi e rosati, prodotti nelle province di Cuneo e Asti. L’Albarossa può essere utilizzato per la produzione di vini rossi, in purezza o in uvaggio con altri vitigni, come Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Syrah. Il vino deve avere un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,5% e può essere affinato in legno o in acciaio. Il vino si presenta di colore rosso rubino, con profumi di frutta rossa e nera, spezie, fiori e tostatura. Al palato è caldo, morbido, corposo, tannico, equilibrato, persistente.

Gli abbinamenti dell’Albarossa

L’Albarossa si sposa bene con diversi piatti della cucina italiana, grazie al suo profilo aromatico, alla sua struttura e alla sua acidità. Si abbina bene a piatti a base di carne rossa, cotta al forno o in umido, a piatti di cacciagione, a formaggi stagionati, a salumi, a risotti, a lasagne, a minestre di legumi. Si consiglia di servirlo a una temperatura di 16-18°C, in bicchieri ampi e svasati, per esaltarne i profumi e i sapori.

Ecco alcuni esempi di abbinamenti culinari interessanti con l’Albarossa:

  • Bagna cauda: una salsa a base di aglio, acciughe e olio extravergine di oliva, in cui si intingono verdure crude o cotte. L’Albarossa contrasta il sapore intenso e salato della bagna cauda, esaltando la freschezza e la croccantezza delle verdure.
  • Brasato al Barolo: un piatto di carne di manzo cotta lentamente in una salsa di vino rosso, cipolle, carote, sedano, rosmarino e alloro. L’Albarossa si sposa bene con la tenerezza e la succosità della carne, e con la complessità e la profondità della salsa.
  • Castelmagno: un formaggio stagionato, erborinato, dal sapore forte e piccante, prodotto nelle valli alpine del cuneese. L’Albarossa bilancia il gusto deciso e persistente del formaggio, e ne esalta il retrogusto fruttato e speziato.
  • Agnolotti al sugo d’arrosto: un piatto di pasta ripiena di carne, condita con una salsa di carne, burro e salvia. L’Albarossa si armonizza con la consistenza e il sapore degli agnolotti, e con la dolcezza e l’aromaticità del sugo.
  • Tajarin al tartufo: un piatto di pasta all’uovo, tagliata sottile, condita con burro fuso e tartufo nero o bianco grattugiato. L’Albarossa si accompagna bene con la delicatezza e la profumazione dei tajarin, e con il gusto intenso e terroso del tartufo.
  • Bollito misto: un piatto di carne bollita, composta da diverse parti di bovino, vitello, maiale e pollame, servita con salse varie, come bagnet verde, bagnet rosso, salsa verde, mostarda. L’Albarossa si abbina bene con la varietà e la succosità delle carni, e con la piccantezza e l’acidità delle salse.

Gli stili di produzione dell’Albarossa

L’Albarossa è un vitigno che offre diverse possibilità di vinificazione, a seconda dello stile e delle preferenze dei produttori. In generale, si possono distinguere due stili principali di produzione dell’Albarossa:

  • Lo stile tradizionale, che prevede una vinificazione in rosso, con una macerazione delle bucce per almeno 10-15 giorni, e un affinamento in botti di legno, di varia capacità e tostatura, per almeno 6-12 mesi. Questo stile conferisce al vino una maggiore complessità, una maggiore struttura, una maggiore longevità e una maggiore espressione del territorio. Alcuni esempi di vini prodotti con questo stile sono: Albarossa di Cascina Gilli, Albarossa di Cascina Garitina, Albarossa di Tenuta Montemagno.
  • Lo stile moderno, che prevede una vinificazione in rosso, con una macerazione delle bucce più breve, di circa 5-7 giorni, e un affinamento in acciaio o in barrique, per almeno 3-6 mesi. Questo stile conferisce al vino una maggiore freschezza, una maggiore fruttosità, una maggiore bevibilità e una maggiore immediatezza. Alcuni esempi di vini prodotti con questo stile sono: Albarossa di Tenuta Olim Bauda, Albarossa di Cascina La Ghersa, Albarossa di Cascina Castlèt.

Conclusione

L’Albarossa è un vitigno autoctono italiano che merita di essere scoperto e valorizzato, per la sua storia, le sue caratteristiche, le sue zone di produzione, i suoi vini e i suoi abbinamenti. L’Albarossa è un vitigno che esprime al meglio la ricchezza e la diversità del patrimonio vitivinicolo piemontese, e che offre ai consumatori vini di qualità, originali e versatili.

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Foto: https://www.piemonteland.it/vini/albarossa/

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