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L’Angolo del Vitigno: ep. #28 – Nero di Troia: il vitigno pugliese che conquista il palato

Se ami i vini rossi intensi e profumati, non puoi perderti l’Uva di Troia o Nero di Troia, una varietà a bacca nera tipica della Puglia, in particolare delle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Bari. Questo vitigno, che prende il nome dalla città di Troia in provincia di Foggia, ha origini antiche e leggendarie, e regala vini di grande personalità e struttura, capaci di esprimere al meglio il territorio e la cultura di questa splendida regione. In questo articolo, ti racconterò la storia, le caratteristiche, le zone di produzione, le denominazioni di origine, le qualità organolettiche, gli stili di vinificazione e gli abbinamenti gastronomici del Nero di Troia, un vitigno che merita di essere conosciuto e apprezzato da tutti gli appassionati di vino.

La storia del Nero di Troia

Il Nero di Troia ha una storia affascinante e misteriosa, che si intreccia con la mitologia e la storia. Secondo una leggenda, questo vitigno sarebbe stato portato in Puglia da Diomede, l’eroe greco che partecipò alla guerra di Troia, e che rifondò la città in onore della sua patria distrutta. Altre ipotesi, invece, fanno risalire l’origine del Nero di Troia all’Asia Minore, dove sorgeva l’antica città di Troia, o a quella albanese di Cruja, da cui sarebbe arrivata in Puglia con i coloni greci. Quel che è certo è che il Nero di Troia ha un legame stretto con la Puglia, dove è stata coltivata fin dall’epoca romana, e dove ha conosciuto alterni momenti di splendore e di declino. Tra i suoi estimatori, si ricordano Federico II di Svevia, che amava degustare il “corposo vino di Troia”, e i marchesi D’Avalos, che nel XVI secolo incrementarono le coltivazioni di questo vitigno nella zona di Troia. Tuttavia, a causa di una serie di carestie, e di una maggiore domanda di olio, i contadini ne ridussero drasticamente le vigne, sostituendole con uliveti. Inoltre, per lungo tempo, il Nero di Troia fu usato solo per rafforzare con il suo colore e il suo corpo i vini più deboli, senza essere valorizzata in purezza. Solo negli ultimi decenni, grazie al lavoro dei viticoltori e dei produttori, il Nero di Troia ha riacquistato interesse e prestigio, tanto da ottenere nel 2011 una DOCG a sé stante, la Castel del Monte Nero di Troia Riserva.

Le caratteristiche ampelografiche del Nero di Troia

Il Nero di Troia è un vitigno a bacca nera, che presenta grappoli piramidali, semplici o alati, di grandi dimensioni e media compattezza. Gli acini sono sferici e di medie dimensioni, con buccia molto pruinosa e spessa, di colore nero-violetto. La polpa è leggermente carnosa e priva di aroma. Il vitigno ha una maturazione medio-tardiva, che avviene ai primi di ottobre, e una resa medio-bassa, che ne limita la diffusione. Tuttavia, ha un’ottima adattabilità a tutti i terreni e le forme di allevamento, e sopporta bene l’oidio, ma è sensibile alla peronospora e al vento caldo. Esistono almeno due biotipi di Nero di Troia: uno con grappolo e acini più grandi, e l’altro con grappolo e acini più piccoli. Quest’ultimo è noto come “Carmosina” ed è quello che ha le potenzialità enologiche più elevate.

Le zone di vocazione del Nero di Troia

Il Nero di Troia è coltivato principalmente nella Puglia centrale-settentrionale, in particolare nei comuni di Troia, Barletta, Andria, Corato, Cerignola, Canosa, San Ferdinando di Puglia e Trani. Queste zone sono caratterizzate da un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati calde e asciutte, e da terreni calcarei, argillosi e sabbiosi, a volte di origine vulcanica. Queste condizioni favoriscono lo sviluppo di un vitigno vigoroso e resistente, che esprime al meglio la sua personalità e il suo legame con il territorio.

Le denominazioni di origine del Nero di Troia

Il Nero di Troia è protagonista di diverse denominazioni di origine pugliesi, che ne esaltano le qualità e la tipicità. La più prestigiosa è la Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG, che prevede l’uso di almeno il 90% di Nero di Troia, ed un affinamento di almeno due anni, di cui almeno nove in legno. Questa denominazione di origine si riferisce ai vini prodotti nei pressi di Castel del Monte, il famoso castello ottagonale voluto da Federico II, che domina la Murgia pugliese. Questa zona è particolarmente vocata per il Nero di Troia, grazie alla sua altitudine, al suo microclima e alla sua composizione geologica. Questo vino ha un colore rosso rubino intenso, con riflessi granati, e un profumo di frutti rossi maturi, spezie, liquirizia e note balsamiche. Il sapore è secco, caldo, tannico e persistente. Altre denominazioni di origine che utilizzano il Nero di Troia sono:

  • Cacc’e Mmitte di Lucera DOC, che prevede l’uso di almeno il 65% di Nero di Troia, insieme ad altre varietà locali come Sangiovese, Montepulciano e Bombino Bianco. Questo vino ha un colore rosso rubino vivace, e un profumo di frutti rossi, fiori e spezie. Il sapore è asciutto, fresco, sapido e armonico.
  • Canosa Rosso DOC, che prevede l’uso di almeno il 65% di Nero di Troia, insieme ad altre varietà locali come Montepulciano, Aglianico e Sangiovese. Questo vino ha un colore rosso rubino carico, e un profumo di frutti rossi, prugna, ciliegia e spezie. Il sapore è secco, caldo, morbido e persistente.
  • Cerignola DOC, che prevede l’uso di almeno il 65% di Nero di Troia, insieme ad altre varietà locali come Montepulciano, Sangiovese e Aglianico. Questo vino ha un colore rosso rubino intenso, e un profumo di frutti rossi, fiori, spezie e note balsamiche. Il sapore è secco, caldo, tannico e armonico.
  • IGT Puglia e IGT Daunia, che prevedono l’uso di almeno l’85% di Nero di Troia, in purezza o in uvaggio con altre varietà. Questi vini hanno un colore rosso rubino brillante, e un profumo di frutti rossi, fiori e spezie. Il sapore è secco, fresco, sapido e fruttato.

Le caratteristiche organolettiche del Nero di Troia

Il Nero di Troia è una varietà che dà origine a vini rossi di grande corpo e personalità, con una profonda densità di colore e una ricca espressione aromatica. I vini ottenuti dal Nero di Troia hanno un colore rosso rubino intenso, che tende al granato con l’invecchiamento, e una buona trasparenza. Al naso, si percepiscono profumi di frutti rossi, fiori e spezie. Il sapore è secco, fresco, sapido e fruttato.

I profumi di frutti rossi sono tipici del Nero di Troia, e spaziano dalla mora alla ciliegia, dalla prugna al ribes. Si possono percepire anche note di cacao, liquirizia, tabacco e cuoio, che derivano dall’affinamento in legno. I fiori che si avvertono sono la viola, la rosa e il gelsomino, che conferiscono delicatezza e finezza al vino. Le spezie sono invece il tratto distintivo del Nero di Troia, e sono date dalla presenza di polifenoli e terpeni nella buccia. Si possono riconoscere il pepe, la cannella, il chiodo di garofano, la noce moscata e il rosmarino, che donano complessità e persistenza al vino.

Il sapore del Nero di Troia è caratterizzato da un’ottima struttura e da una buona acidità, che bilanciano l’elevato grado alcolico. I tannini sono presenti e ben integrati, e conferiscono al vino una sensazione di morbidezza e rotondità. La sapidità è data dal terroir pugliese, ricco di sali minerali e influenzato dal clima mediterraneo. Il retrogusto è lungo e piacevole, e richiama le sensazioni olfattive.

Gli stili di vinificazione del Nero di Troia

Il Nero di Troia può essere vinificato in diversi modi, a seconda del tipo di vino che si vuole ottenere. In generale, si segue una vinificazione tradizionale in rosso, con macerazione delle bucce per almeno una settimana, e fermentazione alcolica a temperatura controllata. Successivamente, il vino può essere affinato in acciaio, in legno o in bottiglia, per un periodo variabile da pochi mesi a diversi anni. L’affinamento in legno, in particolare, conferisce al vino maggior complessità e rotondità, attenuando la spigolosità dei tannini. Alcuni produttori, inoltre, sperimentano tecniche innovative, come la criomacerazione, la macerazione carbonica o la vinificazione in anfora, per esaltare le caratteristiche aromatiche e la freschezza del Nero di Troia.

Gli abbinamenti gastronomici del Nero di Troia

Il Nero di Troia è un vitigno che si sposa perfettamente con la cucina pugliese, ricca di sapori e di tradizione. I vini ottenuti da Nero di Troia, infatti, si abbinano bene con i piatti tipici della regione, come le orecchiette con le cime di rapa, il capocollo di Martina Franca, il caciocavallo podolico, le braciole al sugo, il baccalà alla pugliese, le polpette di carne, il pane di Altamura e i taralli. In generale, si consiglia di abbinare i vini giovani e fruttati con i piatti più leggeri e delicati, e i vini invecchiati e strutturati con i piatti più robusti e saporiti. Il Nero di Troia, inoltre, può essere apprezzato anche da solo, come vino da meditazione, per godere appieno della sua complessità e della sua eleganza.

Conclusione

Il Nero di Troia è un vitigno che racchiude in sé la storia, il territorio e la cultura della Puglia, una regione che ha molto da offrire agli amanti del vino. Questo vitigno, infatti, produce vini rossi di grande personalità e qualità, che si distinguono per il loro colore intenso, il loro profumo ricco e il loro sapore equilibrato. Il Nero di Troia, inoltre, è in grado di esprimersi in diversi stili di vinificazione, che ne valorizzano le potenzialità e la versatilità. Se non hai ancora provato il Nero di Troia, ti consiglio di farlo al più presto, e di scoprire i suoi segreti e le sue sfumature. E se hai già assaggiato questo vitigno, ti invito a lasciare un commento o a raccontare la tua esperienza con un vino a base di Nero di Troia. Ti aspetto! 😊

Foto: https://www.viviilvino.it/vitigni/nero-di-troia/

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