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L’Angolo del Vitigno: ep. #19 – La Cococciola: il vitigno abruzzese che nasconde una perla

Questa settimana il nostro girovagare tra i vitigni autoctoni italiani ci porta a fare un salto nel centro-sud del nostro beneamato stivale. Se siete appassionati di vino e di vitigni autoctoni italiani, forse avrete già sentito parlare della Cococciola, una varietà a bacca bianca tipica dell’Abruzzo. Ma se altrimenti non fosse così, non preoccupatevi: in questo articolo vi racconteremo tutto quello che c’è da sapere su questo vitigno, dalla sua storia alle sue caratteristiche, dai vini che produce agli abbinamenti gastronomici più adatti. E vi sveleremo anche perché la Cococciola nasconde una perla…

La storia della Cococciola

La Cococciola è un vitigno autoctono abruzzese, che fa parte del patrimonio ampelografico di questa regione da secoli. Le sue origini sono tuttora incerte, ma si ritiene che sia stata introdotta dagli antichi popoli italici che abitavano l’Abruzzo prima della dominazione romana. La prima documentazione scritta che attesta la sua presenza risale al 1909, quando degli ampelografi francesi la identificarono come una varietà originaria dell’Abruzzo.

La Cococciola deve il suo nome alla forma dei suoi grappoli, che ricordano delle piccole noci (cocce in dialetto abruzzese). La sua diffusione è limitata alla provincia di Chieti, in particolare nei comuni di Villamagna, Vacri, Ari e Rocca San Giovanni, e in poche zone del Teramano. Seguendo gli itinerari della transumanza, la Cococciola si è diffusa anche in alcune località del nord della Puglia, dove è nota anche con i sinonimi di Cocacciara e Cacciola.

Per lungo tempo la Cococciola è stata utilizzata come vino da taglio, in assemblaggio con altri vitigni a bacca bianca, come il Trebbiano d’Abruzzo, per aumentarne l’acidità. Solo recentemente, grazie al lavoro di alcuni produttori attenti alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, la Cococciola è stata vinificata anche in purezza, sia in versione ferma che spumantizzata. Nel 2010 è stata istituita la Denominazione di Origine Controllata (DOC) Colline Teatine, che comprende anche la tipologia Cococciola.

Le caratteristiche ampelografiche della Cococciola

La Cococciola è un vitigno a bacca bianca, di media vigoria e produttività. Ha una buona resistenza alle malattie fungine e agli sbalzi termici. La sua maturazione è tardiva, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. I suoi grappoli sono medi, compatti e conici, con acini di forma ellissoidale, di colore giallo-verdastro, con buccia spessa e pruinosa. La sua polpa è croccante e succosa, con un sapore neutro.

Le caratteristiche organolettiche della Cococciola

La Cococciola dà origine a vini bianchi di colore giallo paglierino, con riflessi verdolini. Al naso si percepiscono profumi delicati di fiori bianchi, frutta fresca e agrumi. Al palato si apprezzano la sua freschezza, la sua sapidità e la sua mineralità, con una buona struttura e persistenza. La sua acidità è elevata, il che la rende adatta alla spumantizzazione. La sua gradazione alcolica è moderata, intorno ai 12 gradi.

Gli stili di produzione dei vini a base di Cococciola

La Cococciola può essere vinificata in purezza o in assemblaggio con altri vitigni a bacca bianca, come il Trebbiano d’Abruzzo, il Pecorino, il Passerina o il Chardonnay. Può essere prodotta in versione ferma, frizzante o spumante, sia metodo classico che charmat. Può essere consumata giovane o dopo un breve affinamento in bottiglia. Alcuni produttori sperimentano anche l’affinamento in legno o in anfora, per conferire al vino maggior complessità e personalità.

Gli abbinamenti migliori con il cibo

La Cococciola è un vino versatile, che si presta a diversi abbinamenti gastronomici. Si sposa bene con i piatti tipici della cucina abruzzese, come le scrippelle ‘mbusse (crepes in brodo), la chitarra alla teramana (pasta all’uovo con ragù di carne), le pizzelle (crespelle dolci o salate), i formaggi freschi e stagionati, i salumi e le verdure. Si accompagna anche bene con i piatti di pesce, come le alici fritte, le cozze gratinate, il baccalà alla vicentina, il pesce spada alla griglia. Infine, può essere un ottimo aperitivo o un vino da dessert, da abbinare a dolci secchi o alla frutta.

La perla nascosta nella Cococciola

Se avete letto fino a qui, vi starete chiedendo perché abbiamo detto che la Cococciola nasconde una perla. La risposta è semplice: perché in alcuni casi, tra gli acini di questo vitigno, si può trovare una piccola sfera bianca e lucente, simile a una perla. Si tratta di un fenomeno naturale, dovuto alla formazione di una sostanza calcarea intorno a un corpo estraneo, come un insetto o un granello di sabbia, che si deposita all’interno dell’acino. Questa sostanza, chiamata margaritella, è innocua e non altera il sapore del vino, ma è considerata una rarità e una curiosità da molti appassionati di vino.

La Cococciola è un vitigno autoctono abruzzese, quasi del tutto sconosciuto altrove, tranne che in qualche zona della Puglia, ma che merita di essere conosciuto e apprezzato per le sue caratteristiche organolettiche e per la sua versatilità. È un vino che esprime il territorio e la tradizione di questa regione, ma che sa anche innovare e sorprendere. Se avete l’occasione di assaggiare un vino a base di Cococciola, non lasciatevela sfuggire. E se trovate una perla nel vostro bicchiere, consideratevi fortunati!

E voi, avete mai provato un vino a base di Cococciola? Cosa ne pensate? Lasciate un commento qui sotto e raccontateci la vostra esperienza. Saremo felici di leggervi e di scambiare opinioni con voi.

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