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L’Angolo del Vitigno: ep. #16 – La Schiava: un vitigno autoctono italiano dalle molte sfaccettature

Se sei un appassionato di vino o semplicemente vuoi scoprire qualcosa di nuovo e interessante, questo articolo potrebbe fare proprio per te. Ti parlerò di un gruppo di vitigni autoctoni italiani che forse non conosci, ma che meritano la tua attenzione: la Schiava. La Schiava è un vitigno a bacca nera che dà origine a vini leggeri, freschi e fruttati, ideali per accompagnare i piatti tipici della cucina alpina e tirolese. Ma la Schiava non è solo questo: è anche una famiglia di varietà diverse tra loro, con una storia antica e misteriosa, una grande versatilità e una personalità unica. In questo articolo scoprirai le origini, le caratteristiche, le zone di produzione, le denominazioni di origine, gli stili di vinificazione e gli abbinamenti gastronomici della Schiava, un vitigno autoctono italiano che ti sorprenderà.

Le origini della Schiava

La Schiava è un gruppo di vitigni a bacca nera, tipici dell’Italia settentrionale, in particolare del Trentino-Alto Adige, ma anche del Veneto e della Lombardia. Il nome Schiava deriva dal latino “sclavis”, che significa “vite legata”, in riferimento al metodo di coltivazione a pergola che si usava nel Medioevo per controllare lo sviluppo delle viti. In tedesco, la Schiava è nota come Vernatsch, che significa “vino di Verona”, città da cui si presume sia arrivata in Alto Adige.

Le origini della Schiava sono incerte e dibattute. Alcuni studiosi ritengono che sia autoctona del Trentino-Alto Adige, dove è documentata fin dal XV secolo. Altri sostengono che provenga dalla Slavonia, una regione della Croazia orientale, e che sia stata introdotta in Italia dai Longobardi nel VI secolo. Altri ancora ipotizzano una parentela genetica con il Pinot Nero, il Teroldego, il Lagrein e il Marzemino.

Le caratteristiche ampelografiche della Schiava

La Schiava non è un vitigno unico, ma un gruppo varietale che comprende diverse sottovarietà, tra cui le più diffuse sono la Schiava Grossa, la Schiava Gentile e la Schiava Grigia. Queste varietà si distinguono per le dimensioni e il colore degli acini, il grado di aromaticità e la qualità dei vini prodotti:

  • Schiava Grossa: è la più diffusa e la più vigorosa tra le Schiave. Ha grappoli grandi e compatti, con acini blu-neri e buccia spessa. Produce vini di colore rosso rubino, fruttati e freschi, con una leggera nota mandorlata. I vini più importanti ottenuti con questa varietà sono il Santa Maddalena (o St. Magdalener) e il Caldaro (o Kalterersee), entrambi DOC dell’Alto Adige. La Schiava Grossa viene coltivata principalmente in Trentino-Alto Adige, ma anche in Lombardia e Veneto.
  • Schiava Gentile: è la più antica e la più delicata tra le Schiave. Ha grappoli medi e allungati, con acini piccoli e rossi, più profumati e delicati. Produce vini di colore rosso rubino, chiaro, fruttati, freschi e vinosi. È un genitore del Lagrein e del Marzemino, due vitigni tipici del Trentino-Alto Adige. La Schiava Gentile viene coltivata soprattutto in questa regione, ma anche in Lombardia, Toscana e Veneto.
  • Schiava Grigia: è la più distinta tra le Schiave, per il colore blu-grigio della buccia degli acini. Ha grappoli medi e spargoli, con acini grigiastri e buccia sottile. Produce vini di colore rosso rubino, fruttati e freschi, con una maggiore acidità rispetto alle altre varietà. La Schiava Grigia viene coltivata prevalentemente in Trentino-Alto Adige.

Le zone di vocazione della Schiava

Come detto appena sopra, la Schiava è coltivata principalmente in Trentino-Alto Adige, dove occupa circa il 9% della superficie vitata regionale. Le zone di maggiore vocazione sono il Lago di Caldaro (o Kalterersee), Santa Maddalena (o St. Magdalener), i Colli di Bolzano (o Bozner Leiten), la Val Venosta (o Vinschgau) e il Meranese. In queste aree il vitigno trova le condizioni ideali di clima e terreno per esprimere al meglio le sue potenzialità. Il clima è continentale, con escursioni termiche giornaliere e stagionali che favoriscono la maturazione degli acini e lo sviluppo degli aromi. Il terreno è vario, da alluvionale a detritico, da calcareo a vulcanico, da sabbioso a argilloso. La Schiava è coltivata anche in Lombardia, nelle province di Brescia e Bergamo, e in Veneto, nella provincia di Verona.

Le denominazioni di origine della Schiava

La Schiava è presente in diverse denominazioni di origine italiane, sia come varietà principale che come complementare. Tra le più importanti ricordiamo:

  • Lago di Caldaro DOC: è una denominazione storica del Trentino-Alto Adige, istituita nel 1970. Prevede l’uso esclusivo della Schiava (in tutte le sue varietà) per produrre vini rossi fermi o frizzanti, da giovani o da invecchiamento. I vini devono avere una gradazione alcolica minima del 10,5% e possono essere classificati come Classico (se prodotti nella zona originaria del lago), Superiore (se con almeno 11,5% di alcol) o Vendemmia Tardiva (se con almeno 12,5% di alcol e raccolti dopo il 15 ottobre).
  • Alto Adige DOC: è una denominazione ampia e variegata del Trentino-Alto Adige, istituita nel 1975. Comprende diverse tipologie di vini bianchi, rossi, rosati, spumanti e passiti, prodotti con varie combinazioni di vitigni. La Schiava è presente in alcune tipologie di vini rossi, come il Santa Maddalena, il Colli di Bolzano, il Merano e il Val Venosta. Questi vini devono essere prodotti con almeno l’85% di Schiava (in tutte le sue varietà), eventualmente integrata con altre uve rosse non aromatiche. I vini devono avere una gradazione alcolica minima del 11% e possono essere classificati come Classico (se prodotti nella zona originaria), Riserva (se invecchiati per almeno due anni) o Vendemmia Tardiva (se con almeno 12% di alcol e raccolti dopo il 15 ottobre).
  • Garda DOC: è una denominazione interregionale che comprende le province di Brescia, Mantova, Verona e Trento. Istituita nel 2017, sostituisce le precedenti denominazioni Garda Classico DOC e Garda Colli Mantovani DOC. Prevede la produzione di vini bianchi, rossi, rosati e spumanti, con diverse combinazioni di vitigni. La Schiava è presente nella tipologia di vino rosso Garda Rosso, che deve essere prodotto con almeno il 50% di Schiava (in tutte le sue varietà), eventualmente integrata con altre uve rosse non aromatiche. Il vino deve avere una gradazione alcolica minima del 10,5%.

Le caratteristiche organolettiche della Schiava

I vini prodotti con la Schiava sono generalmente leggeri e freschi, con un colore rosso rubino non molto intenso, ma che può variare a seconda della varietà usata e della zona di produzione. Al naso si percepiscono profumi delicati e gradevoli di frutta rossa matura, come ciliegia, lampone e mora, con una tipica nota di mandorla amara. Al palato si confermano le sensazioni fruttate, con una buona acidità e una tannicità moderata. Sono vini poco strutturati ma piacevoli e persistenti, che possono anche evolvere bene con l’invecchiamento.

Gli stili di produzione dei vini Schiava

I vini Schiava possono essere prodotti in diversi stili, a seconda delle tecniche di vinificazione adottate dai produttori. In generale si distinguono due stili principali:

  • Lo stile tradizionale: prevede una vinificazione in rosso classica, con macerazione delle bucce per alcuni giorni e fermentazione a temperatura controllata. Il vino viene poi affinato in acciaio o in botti di legno per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento. Questo stile dà origine a vini rossi fermi o frizzanti, dal colore rubino più o meno intenso, dai profumi fruttati e floreali e dal sapore fresco e armonico.
  • Lo stile moderno: prevede una vinificazione in rosato o in bianco, con macerazione delle bucce ridotta o assente e fermentazione a bassa temperatura. Il vino viene poi affinato in acciaio o in bottiglie per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento. Questo stile dà origine a vini rossi chiari o rosati, dal colore rosa tenue o salmone, dai profumi delicati e fragranti e dal sapore secco e vivace.

Gli abbinamenti migliori con la Schiava

La Schiava è un vino versatile che si presta ad accompagnare diversi tipi di cibo, grazie alla sua leggerezza e alla sua freschezza. In particolare si abbina bene ai piatti tipici della cucina alpina e tirolese, come i canederli in brodo o al burro, lo speck, il formaggio di malga, la zuppa d’orzo, il gulasch e lo strudel di mele. Si può anche abbinare a piatti di pesce di lago, come il coregone o la trota, o a carni bianche e rosse alla griglia o arrosto. È anche un ottimo vino da aperitivo o da dessert, da servire fresco o leggermente frizzante.

Ecco alcuni esempi di piatti e abbinamenti gastronomici che si sposano bene con i vini Schiava:

  • Canederli in brodo: sono delle polpette di pane raffermo, uova, latte e speck, cotte in un brodo di carne. Si accompagnano bene con uno Schiava leggero e fruttato, come il Lago di Caldaro DOC o il Santa Maddalena DOC.
  • Speck e formaggi: sono gli antipasti tipici della cucina alpina e tirolese, a base di affettati stagionati e formaggi locali, come il Casera o il Bitto. Si abbinano bene con uno Schiava fresco e delicato, come il Meranese DOC o il Valdadige DOC.
  • Polenta taragna: è una polenta di farina di mais e grano saraceno, arricchita con burro e formaggio fuso. Si accompagna bene con uno Schiava più strutturato e intenso, come il Trentino DOC o il Colli di Bolzano DOC.
  • Sciatt: sono delle frittelle di pasta di grano saraceno ripiene di formaggio, tipiche della Valtellina. Si abbinano bene con uno Schiava aromatico e leggermente frizzante, come il Valtellina Rosso DOC o lo Sforzato di Valtellina DOCG.

Questo è tutto quello che posso dirti sul gruppo di vitigni autoctoni italiani della Schiava. Spero che questo articolo ti sia stato utile e ti abbia fatto venire voglia di provare questi vini leggeri, freschi e fruttati, che raccontano la storia e la cultura di una terra ricca di fascino e tradizione. Se hai già assaggiato i vini Schiava, o se vuoi farlo, condividi con me le tue esperienze e le tue impressioni. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi e quali sono i tuoi abbinamenti preferiti. Scrivimi nei commenti o contattami tramite il mio sito. Un grazie di cuore per avermi letto ed un arrivederci al prossimo articolo! Cin cin! 😊

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