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QUANDO SI DICE: UN VINO “SPAZIALE”

Da qualche giorno, grazie alla missione Mars 2020 della NASA, è arrivato su Marte il nuovo rover Perseverance che, assieme al drone Ingenuity, dovrà raccogliere dati importanti per quanto riguarda la possibile presenza di una qualsiasi forma di vita esistita in passato sulla superficie del nostro più prossimo “cugino” spaziale.

Qualcosa di simile, ma in scala ridotta, era accaduto lo scorso 15 gennaio, quando è rientrato sulla Terra un carico speciale. Con l’ultima capsula Dragon infatti, 12 bottiglie di Bordeaux, che sono state invecchiate per la prima volta per 14 mesi nello spazio, hanno potuto toccare di nuovo il suolo terrestre. O per meglio dire, il mare, visto che la capsula ha concluso il suo viaggio di ritorno tuffandosi nel Golfo del Messico, al largo delle coste della Florida.

La capsula fa parte della nuova flotta di cargo Dragon 2, che sostituisce la prima generazione dei cargo dell’azienda di Elon Musk. Le nuove capsule derivano dalla navetta per equipaggio Crew Dragon e sono progettate per atterrare con un tuffo al largo della Florida, più vicino alla base dell’aeronautica statunitense di Cape Canaveral. Questo consente di consegnare il carico alla base della Nasa entro poche ore dal recupero. Le precedenti missioni del cargo Dragon si concludevano con tuffi nell’Oceano Pacifico ed erano quindi necessari alcuni giorni per trasferire alla Nasa il carico della capsula.

Alcune di queste bottiglie saranno aperte durante una degustazione esclusiva, mentre altre saranno analizzate per valutare l’influenza della microgravità e delle radiazioni spaziali sul processo di invecchiamento del vino. Il privilegio toccherà ad alcuni tra i più influenti intenditori, viticoltori e sommelier francesi durante una degustazione di vini a Bordeaux, sicuramente diversa da qualunque altra tenuta finora sulla terra. Subito dopo, il vino passerà attraverso una serie di test. Ai ricercatori, per migliorarne il gusto e la conservazione qui sulla terra, interessa capire come ha reagito all’assenza di gravità. Lo spazio potrebbe aver alterato la sedimentazione e la formazione delle bollicine durante l’invecchiamento.

Oltre alle bottiglie di Bordeaux la Dragon ha portato a Terra 320 piantine di vite che hanno trascorso più di un anno in orbita e che saranno analizzate per valutare come hanno resistito alle radiazioni e all’ambiente a bassa gravità. Uno degli obiettivi dell’esperimento è studiare come le piante si sono adattate allo stress del volo spaziale. Questo perché la vite risente dei cambiamenti climatici e i risultati dell’esperimento potrebbero aiutare a comprendere come coltivarla in ambienti più difficili sulla Terra. I dati che verranno raccolti infatti potranno forse permettere lo sviluppo di una tecnologia che aiuti a coltivare piante più resilienti.

I dirigenti di Space Cargo Unlimited, la startup lussemburghese che ha dato vita all’esperimento in collaborazione con le Università di Bordeaux in Francia e della Baviera in Germania, hanno affermato che l’esperimento è stato finanziato da investitori privati, ma hanno preferito non rendere noti i costi. Quella appena inaugurata è la prima di sei missioni spaziali programmate nei prossimi tre anni.

Un esperimento simile era stato condotto nel 2011 dalla distilleria Ardbeg, in associazione con un’altra azienda che conduce ricerche oltre le nuvole, NanoRacks. Erano stati inviati nello Spazio dei campioni di whiskey, e dopo tre anni erano stati confrontati con la stessa bevanda tenuta sulla Terra. I risultati erano stati “sorprendenti”, a detta della distilleria, con una notevole differenza nelle componenti organolettiche della bevanda.

Un altro risvolto positivo di questo esperimento, spera la NASA, è quello di attirare investimenti che potrebbero contribuire a sostenere i costi della stessa Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La NanoRacks e altre aziende come Space Tango d’altronde, sperano di sviluppare nel futuro prossimo i propri laboratori-satelliti privati, senza dover dipendere dalla NASA e dalla ISS.

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